
«Un partito politico è una macchina per costruirepassione collettiva», vale a dire per «esercitare una pressione sul pensiero di ognuno degli esseri umani che ne fanno parte». Ma, soprattutto, «il fine primo e, in ultima analisi, l’unico fine di qualunque partito politico è la sua crescita, e questo senza alcun limite»[1].«E’ il rovesciamento della relazione tra fine e mezzo». La stroncatura dei partiti da parte di Simone Weilè senz’appello!
«Tutti i partiti fanno propaganda. Lo scopo manifesto della propaganda è la persuasione, non la comunicazione della luce. Nessuno è tanto audace nella menzogna al punto da affermare che intraprende l’educazione del pubblico», insiste Simone Weil. Secondo la rivoluzionaria francese, per conseguenza, «la crescita materiale del partito diviene l’unico criterio rispetto al quale si definiscono in ogni cosa il bene e il male. Esattamente come se il partito fosse un animale all’ingrasso, e l’Universo fosse stato creato per farlo ingrassare».
Ma la politica è altra cosa, spiega la Weil.
Simone Weil: non si può servire dio e mammona ( il bene comune e il partito, insomma )
«Se riconosciamo che esiste una Verità, allora non ci è permesso pensare a ciò che è vero. Pensiamo allora a una determinata cosa non perché ci troviamo a essere effettivamente francesi, cattolici o socialisti, ma perché l’irresistibile evidenza a pensare così e non altrimenti».
Tuttavia, «è impossibile esaminare i problemi complessi della vita pubblica prestando attenzione contemporaneamente da un lato a discernere la verità, la giustizia, il bene pubblico e, dall’altro, a conservare l’atteggiamento che si conviene a un membro di un certo raggruppamento». Ovvero, «non si può servire contemporaneamente dio e mammona».
In altre parole, secondo Simone Weil, «lo spirito di partito acceca, rende sordi alla giustizia, spinge anche le persone oneste all’accanimento più crudele contro gli innocenti». «Quasi dappertutto l’operazione di prendere partito, di prendere posizione pro o contro,si è sostituita all’operazione del pensiero». Un po’come diceva Godwin: ” il partito pretende cervelli all’ammasso “.
La proposta della Weil sembra suggerire le “candidature individuali”
D’altro canto, denuncia Simone Weil, «per prendere parte efficacemente agli affari pubblici si obbliga a entrare in un partito».
La Weil conclude in merito sostenendo chei partiti siano « una lebbra »e che per rimediareè necessaria « la soppressione dei partiti politici »per sostituirli con più fluidi «circoli costruiti sull’affinità».
«I candidati non direbbero agli elettori: “ho quest’etichetta” … ma: “penso tale, tale e tale cosa riguardo a tale, tale e tale grande problema». Ciò comporterebbela non elezione dei candidati per liste di partito ma secondo candidature individuali.Argomento per argomento, poi, «gli eletti si assocerebbero e si dissocerebbero secondo il gioco naturale e mobile dell’affinità».
Un po’ come, oggi,con la riforma Cartabia, è previsto per la Magistratura [2].
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Fonti e Note:
[1] “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”,Simone Weil (1940, pubblicato postumo nel 1950).
[2]Il Foglio, 11 febbraio 2022, “Approvata all’unanimità la riforma del Csm. Cosa cambia, punto per punto”.


