Silo: si può avanzare anche retrocedendo

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« Se si volesse dare una qualche direzione agli avvenimenti, si dovrebbe cominciare dalla propria vita ». Così avverte Silo [1], filosofo argentino contemporaneo che ha dato vita al movimento umanista negli anni ottanta.

« E’ evidente – ci ricorda Silo – che una persona può dare direzione solo ad aspetti immediati della propria vita e non al funzionamento delle istituzioni né della società. Tale ambiente è quello familiare, di lavoro, delle amicizie, ecc ».

Purtroppo, « siamo inseriti in situazioni che non governiamo [ma] la forma migliore di vivere [non prevede] l’accettazione di tutto, l’adattamento a tutto ». Per Silo, pensare di accettare sempre « tutto ciò che proviene dal potere, [non è] un buon adattamento ».

Noi, consapevoli o meno, diamo una « direzione alla vita ». E per vita non s’intende certo « la routine quotidiana ». E « pensare, sentire e agire nella stessa direzione », ovvero in maniera coerente, ci fa stare bene. Viceversa vivremmo nella « contraddizione », che ci porterebbe alla sofferenza.

Spiega Silo: « il disadattamento all’ambiente in cui non possiamo cambiare nulla non conviene; così come l’allineamento decrescente in cui ci limitiamo ad accettare le condizioni date. L’adattamento crescente consiste nell’aumentare la nostra influenza sull’ambiente, in direzione coerente ».

Tuttavia, « a volte accade che non è possibile avanzare [ progredire nella direzione di vita che ci siamo dati ], perché sorge un problema superiore alle nostre forze. [ In tal caso ], scagliarvisi contro senza riflettere ci condurrebbe al disastro. In termini generali, dobbiamo retrocedere davanti ad una grande forza e avanzare con risolutezza quando quella forza si indebolisce ».

Nell’attesa che la forza contraria alla nostra direzione di indebolisca, si può « cominciare dalla propria vita » per poi influenzare il « nostro ambiente » ( parentale, amicale, di colleghi e vicini di quartiere ). Solo così potremo « cambiare parte della situazione ».

Silo nelle sue “lettere” agli “amici” vedeva molto lontano; descriveva situazioni che sarebbero avvenute anni dopo.

Credo che anche quel che sta accadendo oggi, in Italia e nel mondo occidentale, possa individuarsi nelle parole del filosofo argentino.

Quindi, parafrasando le sue parole, forse quel che serve oggi è il non isolarci, atomizzarci, piuttosto di socializzare di più nel nostro ambiente per provare a modificarlo, tutti assieme, nella direzione che abbiamo pensato di dare alla vita.

Fonte: [1] “Terza Lettera”, tratta da “Lettere ai miei amici”, Silo, 1991

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2 risposte

  1. Carmelo ha detto:

    Certo, che iniziando con il buon esempio di vita, in primis porterebbe chi ci circonda ad assumere un comportamento più consone allo stile di vita della persona che si ha accanto. Ad esempio avendo cura dell’ambiente a noi attorno, amando e curando di più il verde a noi vicino, la pulizia dei luoghi attorno alle nostre abitazioni, massima cura nei rifiuti,che smaltiamo,. Il massimo rispetto del prossimo con il quale veniamo in contatto quotidianamente . Già queste piccole cose potrebbero innescare una reazione a catena sicuramente benevola. Chi Ti circonda dovrebbe per forza di cose pian piano adeguarsi a questo stile di vita più corretto.

  2. Natale Salvo ha detto:

    Si certo, Carmelo. Ma forse occorre leggere l’esempio in maniera più estensiva: non vendere / acquistare merce che fa male alla salute, acquistare e coltivare un terreno assieme a altri, mettere l’auto e le proprie competenenze volontariamente a disposizione della comunità, incontrare e assistere le persone sole e gli infermi, non discruiminare zingari, neri, islamici, e così via …

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